Udienza ai Seminaristi della Diocesi di Agrigento

Alle ore 11.30 di questa mattina, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i Seminaristi della Diocesi di Agrigento.

Dopo aver consegnato ai presenti il discorso preparato per l’occasione, il Papa si è rivolto a braccio ai partecipanti all’incontro.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Santo Padre ha preparato per la circostanza e consegnato:

Discorso del Santo Padre

Cari fratelli,

vi do il benvenuto e vi ringrazio di questa visita. Ringrazio in particolare il vostro Rettore, anche per le sue parole di introduzione.

Nel breve tempo di questo nostro incontro vorrei darvi alcuni spunti di riflessione personale e comunitaria, e li prendo dal recente Sinodo dei giovani.

Prima di tutto, l’icona biblica: il Vangelo dei discepoli di Emmaus . Vorrei riconsegnarvi questa icona, perché ha guidato tutto il lavoro dell’ultimo Sinodo e può continuare a ispirare il vostro cammino. E proprio cammino è la prima parola-chiave: Gesù Risorto ci incontra nel cammino, che nello stesso tempo è la strada, cioè la realtà in cui ognuno di noi è chiamato a vivere, ed è il percorso interiore, la via della fede e della speranza, che conosce momenti di luce e momenti di buio. Qui, nel cammino, il Signore ci incontra, ci ascolta e ci parla.

Prima di tutto ci ascolta . Questa è la seconda parola-chiave: ascoltare . Il nostro Dio è Parola, e al tempo stesso è silenzio che ascolta. Gesù è la Parola che si è fatta ascolto, accoglienza della nostra condizione umana. Quando appare accanto ai due discepoli cammina con loro ascoltandoli, e anche stimolandoli a tirare fuori quello che hanno dentro, la loro speranza e la loro delusione. Questo, nella vostra vita di seminario, vuol dire che al primo posto c’è il dialogo con il Signore fatto di ascolto reciproco: Lui ascolta me e io ascolto Lui. Nessuna finzione. Nessuna maschera.

Questo ascolto del cuore nella preghiera ci educa ad essere persone capaci di ascoltare gli altri, a diventare se Dio vuole preti che offrono il servizio dell’ascolto – e come ce n’è bisogno! –; e ci educa ad essere sempre più Chiesa in ascolto , comunità che sa ascoltare. Voi adesso lo vivete specialmente a contatto coi giovani, incontrandoli, ascoltandoli, invitandoli ad esprimersi… Ma questo vale per tutta la vita pastorale: come Gesù, la Chiesa è mandata nel mondo per ascoltare il grido dell’umanità, che spesso è un grido silenzioso, a volte represso, soffocato.

Cammino; ascolto; la terza parola è discernimento . Il seminario è luogo e tempo di discernimento. E questo richiede accompagnamento, come fa Gesù con i due discepoli e con tutti i suoi discepoli, in particolare i Dodici. Li accompagna con pazienza e con sapienza, li educa a seguirlo nella verità, smascherando le false attese che essi portano nel cuore. Con rispetto e con decisione, come un buon amico e anche un buon medico, che a volte deve usare il bisturi. Tanti problemi che si manifestano nella vita di un prete sono dovuti a una mancanza di discernimento negli anni del seminario. Non tutti e non sempre, ma tanti. È normale, vale lo stesso per il matrimonio: certe cose non affrontate prima possono diventare problemi dopo. Gesù non finge con i due di Emmaus, non è evasivo, non aggira il problema: li chiama «stolti e lenti di cuore» ( Lc 24,25) perché non credono ai profeti. E apre loro la mente alle Scritture, e dopo, a tavola, apre loro gli occhi alla sua Presenza nuova, nel Segno del pane spezzato.

Il mistero della vocazione e del discernimento è un capolavoro dello Spirito Santo, che richiede la collaborazione del giovane chiamato e dell’adulto che lo accompagna.

La quarta parola, lo sappiamo, è missione ; e il Sinodo dei giovani ha valorizzato molto la dimensione sinodale della missione: l’ andare insieme incontro agli altri. I due di Emmaus ritornano insieme a Gerusalemme e soprattutto si uniscono alla comunità apostolica che, per la potenza dello Spirito, diventa tutta missionaria. Questa sottolineatura è importante, perché la tentazione di essere bravi missionari individuali è sempre in agguato. Già da seminaristi si può cadere in questa tentazione: sentirsi bravi perché si è brillanti nel predicare, o nell’organizzare eventi, o nelle belle cerimonie, e così via. Troppo spesso la nostra impostazione è stata individuale, più che collegiale, fraterna. E così il presbiterio e la pastorale diocesana presentano magari splendide individualità ma poca testimonianza di comunione, di collegialità. Grazie a Dio si sta crescendo in questo, anche costretti dalla scarsità di clero, ma la comunione non si fa per costrizione, bisogna crederci ed essere docili allo Spirito.

Cari fratelli, ecco gli spunti che vi lascio, tutti contenuti nell’icona evangelica dei discepoli di Emmaus: camminare; ascoltare; discernere; andare insieme. Chiedo al Signore e alla Vergine Maria di accompagnarvi, vi benedico e prego per voi. E voi, per favore, ricordatevi di pregare per me.

[01897-IT.02] [Testo originale: Italiano]

[B0871-XX.02]

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