preghiera

Diventare sacerdoti, quale è il percorso per entrare a far parte del clero

Diventare sacerdote è sicuramente una missione. Contrariamente a quanto si possa pensare, infatti, questa scelta di vita si configura come una vera e propria missione, e mai come un semplice lavoro.

Tale premessa è assolutamente fondamentale per capire, in via preliminare, l’entità di una scelta del genere e la sua importanza.

Un sacerdote, infatti, è a tutti gli effetti un amministratore a cui è delegato un compito decisamente fondamentale: così come un sindaco governa la sua città e amministra la vita dei suoi concittadini. Il sacerdote amministra le anime dei suoi fedeli, ponendosi quale punto di riferimento assolutamente indispensabile nell’ambito di una comunità religiosa.

Si nasce preti o lo si può diventare?

Una domanda che spesso si sente è proprio questa: prete si nasce o lo si diventa? In realtà non c’è nessuna differenza tra le due circostanze.

La cronaca ha portato alla luce molteplici situazioni diverse, in cui spesso uomini con un’ottima posizione sociale, agenti di polizia o impiegati di banca hanno mollato tutto e tutti per servire il Signore.

Il primo impatto dà una risposta quasi immediata. Tali persone hanno deciso di diventare sacerdoti; tuttavia, se ci si ferma a riflettere, ci si rende conto che queste persone in realtà hanno sempre saputo qual era la loro strada.

Spesso vi sono una serie di sovrastrutture che ottenebrano il giudizio di un uomo senza dargli la visione chiara e sostanziale di tutto l’insieme.

Se un poliziotto lascia il suo lavoro per diventare prete, è perché sostanzialmente il suo cuore ha sempre voluto questo; la chiamata di Dio, infatti, può avvenire in qualsiasi momento, ed è così forte da far tremare ogni genere di convinzione.

Come si diventa sacerdoti? Qual è l’iter da intraprendere?

Intorno a questo mondo vi sono una serie di interrogativi cui talvolta è difficile dare una risposta che sia esaustiva e completa.

Come accennato in precedenza, però, un elemento che sicuramente non deve mancare in una scelta del genere è l’assoluta e pura vocazione.

Prima di avviarsi ad una vita del genere è importante capire se è ciò che si desidera realmente.

Il modo migliore per cercare di interpretare i segnali di una chiamata, è quello di vivere a trecentosessanta gradi la vita spirituale della propria parrocchia.

Potrebbe essere utile, ad esempio, aiutare il parroco a celebrare la messa, assisterlo nei preparativi ed essere di supporto per ogni genere di attività.

Proporsi di leggere le scritture, cantare gli inni e quant’altro sono degli ottimi punti di partenza per capire se il proprio destino è quello di servire Dio.

Se la via è quella giusta, allora è necessario rivolgersi al proprio parroco, sia per fargli delle domande di carattere teologico e riflessivo, sia per capire quale può essere la vita per entrare in seminario.

La via del sacerdozio: una vita piena di studi e di riflessione

E’ pacifico affermare che una vita del genere contempli tante cose da studiare, sia di carattere religioso che di carattere storico-filosofico.

Durante il percorso di studi, sono innumerevoli i momenti di riflessione e di preghiera, tutti fondamentali ed essenziali per istruire il novizio alla meditazione e all’introspezione. Un modo perfetto per cercare di conoscere sé stessi, perché prima di servire Dio bisogna comprendere quali sono le proprie debolezze e le proprie limitazioni in quanto uomini.

Una volta scandagliato a fondo il proprio Io e una volta aver compreso quale sia effettivamente la strada da intraprendere, il passo successivo è quello di entrare in seminario.

Il seminario, infatti, è il percorso di studi che ogni novizio deve intraprendere. La sua durata complessiva è di cinque anni, in cui gli studi sono così suddivisi:

  • i primi due anni sono dedicati allo studio della filosofia
  • il triennio successivo è dedicato allo studio della teologia nella sua forma più pura
  • per coloro i quali non abbiano studiato materie come filosofia, latino e greco è previsto un anno propedeutico dove è possibile recuperare le lacune in queste materie.

Dopo questo percorso di studi, i novizi usciranno dal seminario con il titolo di Diacono, che manterranno per i successivi sei mesi. Dopo essere stati chiamati ai Sacri Ordini, poi, si diventa ufficialmente sacerdoti, ottenendo così il primo incarico presso una parrocchia.

Vi invitiamo a cliccare qui se si stanno cercando altre informazioni su come si diventa sacerdoti.

La retribuzione dei sacerdoti: come funziona

Un sacerdote appena ordinato percepisce un’entrata pari a circa 800€ al mese, con cui deve amministrare la diocesi nel migliore dei modi.

L’organo preposto a stabilire la soglia di reddito di ciascun parroco è la CEI (ossia la Conferenza Episcopale Italiana), mentre l’ente che si occupa di erogare concretamente le remunerazioni ai sacerdoti è l’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero.

Una vita sicuramente dignitosa, grazie alla quale moltissimi sacerdoti si sono posti quale punto di riferimento fondamentale per moltissime comunità.

Basti pensare, per esempio, ai tanti giovani che hanno scelto di restare sulla via della legalità e della rettitudine morale, proprio grazie all’impegno costante dei sacerdoti per dare loro un futuro migliore.

In definitiva, quindi, diventare sacerdote è una scelta sicuramente difficile, che deve trovare il suo esordio e la sua origine direttamente dal cuore.

Una volta compreso qual è il modo per avvicinarsi a tale mondo, la cosa più importante da fare è cercare di capire se, dentro sé stessi, arde forte il desiderio di dedicarsi a questa vita.

Scegliere il sacerdozio implica una serie di circostanze fondamentali di cui tener conto: innanzitutto, è fondamentale capire che si trascorrerà la propria vita al servizio del prossimo, dei più deboli e di quelle persone troppo spesso dimenticate dalla società.

Un modo continuo, quindi, di mettere in pratica il messaggio evangelico tanto voluto da Cristo, cercando così di mettere in pratica il suo messaggio ancora oggi attuale.

Poste in essere siffatte premesse, dunque, l’ultima cosa da fare è scandagliare sé stessi per cercare le risposte che potrebbero confermare in via definitiva o piuttosto smentire l’attrazione che si prova nei confronti della vita sacerdotale con tutti i suoi crismi.

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